Per la prima volta in Italia prima Milano e poi Roma rendono omaggio all'intera carriera di Edward Hopper (1882-1967) il più popolare e noto artista americano del XX secolo, con una grande rassegna antologica senza precedenti.
Accolta dal pubblico con grande successo nella sede di Palazzo Reale a Milano, con oltre 1600 visitatori al giorno, la mostra è attesissima a Roma, dove sarà inaugurata il 16 febbraio 2010 nelle sale del Museo Fondazione Roma, con importanti novità: l'arrivo di altri capolavori dai musei americani, un originale e suggestivo allestimento e una nuova edizione del catalogo.
Edward Hopper è il cantore inquieto e originale di quell'America del quotidiano, che rifugge dal glorificare la potenza economica statunitense, per preferire, al contrario, il volto della tranquillità ordinata e riservata, i silenzi delle case e della gente della middle class. Hopper può definirsi uno dei massimi poeti della solitudine, dell'isolamento, del senso di estraniamento urbano del secolo scorso.
La storia dell'artista è legata al Whitney Museum of American Art che ospitò varie mostre dell'artista, dalla prima nel 1920 al Whitney Studio Club a quelle memorabili nel museo, del 1960, 1964 e 1980. Dal 1968, grazie al lascito della vedova Josephine, il Whitney ospita tutta l'eredità dell'artista: oltre 3000 opere tra dipinti, disegni e incisioni.
Suddivisa in sette sezioni, seguendo un ordine tematico e cronologico, l'esposizione ripercorre tutta la produzione di Hopper, dalla formazione accademica agli anni in cui studiava a Parigi, fino al periodo "classico" e più noto degli anni '30, '40 e '50, per concludere con le grandi e intense immagini degli ultimi anni. Il percorso prende in esame tutte le tecniche predilette dall'artista: l'olio, l'acquerello e l'incisione, con particolare attenzione all'affascinante rapporto che lega i disegni preparatori ai dipinti: un aspetto fondamentale della sua produzione fino ad ora ancora poco considerato nelle rassegne a lui dedicate.
La mostra è arricchita di un importante apparato fotografico, biografico e storico, in cui viene ripercorsa la storia americana dagli anni '20 agli anni '60 del XX secolo: la grande crisi, il sogno dei Kennedy, il boom economico. Un'occasione dunque per capire meglio anche la nuova crisi di oggi e l'America di Barack Obama.
Edward Hopper Fondazione Roma Museo fino al 13 Giugno
Per la prima volta in Italia prima Milano e poi Roma rendono omaggio all'intera carriera di Edward Hopper (1882-1967) il più popolare e noto artista americano del XX secolo, con una grande rassegna antologica senza precedenti.
Accolta dal pubblico con grande successo nella sede di Palazzo Reale a Milano, con oltre 1600 visitatori al giorno, la mostra è attesissima a Roma, dove sarà inaugurata il 16 febbraio 2010 nelle sale del Museo Fondazione Roma, con importanti novità: l'arrivo di altri capolavori dai musei americani, un originale e suggestivo allestimento e una nuova edizione del catalogo.
Edward Hopper è il cantore inquieto e originale di quell'America del quotidiano, che rifugge dal glorificare la potenza economica statunitense, per preferire, al contrario, il volto della tranquillità ordinata e riservata, i silenzi delle case e della gente della middle class. Hopper può definirsi uno dei massimi poeti della solitudine, dell'isolamento, del senso di estraniamento urbano del secolo scorso.
La storia dell'artista è legata al Whitney Museum of American Art che ospitò varie mostre dell'artista, dalla prima nel 1920 al Whitney Studio Club a quelle memorabili nel museo, del 1960, 1964 e 1980. Dal 1968, grazie al lascito della vedova Josephine, il Whitney ospita tutta l'eredità dell'artista: oltre 3000 opere tra dipinti, disegni e incisioni.
Suddivisa in sette sezioni, seguendo un ordine tematico e cronologico, l'esposizione ripercorre tutta la produzione di Hopper, dalla formazione accademica agli anni in cui studiava a Parigi, fino al periodo "classico" e più noto degli anni '30, '40 e '50, per concludere con le grandi e intense immagini degli ultimi anni. Il percorso prende in esame tutte le tecniche predilette dall'artista: l'olio, l'acquerello e l'incisione, con particolare attenzione all'affascinante rapporto che lega i disegni preparatori ai dipinti: un aspetto fondamentale della sua produzione fino ad ora ancora poco considerato nelle rassegne a lui dedicate.
La mostra è arricchita di un importante apparato fotografico, biografico e storico, in cui viene ripercorsa la storia americana dagli anni '20 agli anni '60 del XX secolo: la grande crisi, il sogno dei Kennedy, il boom economico. Un'occasione dunque per capire meglio anche la nuova crisi di oggi e l'America di Barack Obama.
Edward Hopper
Fondazione Roma Museo
fino al 13 Giugno